STUDIARE LO SQUALO BALENA CON IL DNA VAGABONDO

23.11.2016.squalo

STUDIARE LO SQUALO BALENA CON IL DNA VAGABONDO

di Francesca Buoninconti del Centro Studi di città della Scienza

Come monitorare le specie marine senza usare metodi costosi e invasivi? Semplice: tramite il Dna “vagabondo” disperso in mare. È la nuova sfida affrontata dal team di Philip Thomsen, dell'università di Copenhagen, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature Ecology & Evolution.

Ogni essere vivente disperde costantemente qualcosa nell'ambiente in cui si muove: cellule morte, squame, peli o feci. Tutto materiale che contiene Dna, che – se opportunamente raccolto e riconosciuto – può raccontare lo stato di salute di intere popolazioni di pesci.

Invece di catturare campioni da singoli animali, una pratica spesso complessa e soprattutto stressante per gli animali, i ricercatori danesi sono partiti da questa semplice idea a impatto zero per studiare le popolazioni di squalo balena (Rhincodon typus).

Hanno raccolto 30 litri di acqua di mare e – senza neanche sfiorare questi giganti marini – sono riusciti a stimare il numero di esemplari presenti nel Golfo Persico e a dimostrare che questa popolazione è geneticamente differente da quella che popola l'oceano Atlantico.

Un risultato straordinario, soprattutto se si considera che si tratta del primo studio per monitorare una particolare specie effettuato con questa tecnica. Un passo che potrebbe aprire la strada per una vera rivoluzione nei metodi di tutela e controllo degli ambienti marini, applicabile ovunque, per qualsiasi specie animale e soprattutto con costi molto bassi.
android
apple
facebook
twitter
youtube
frequenze

Questo sito utilizza cookies per le proprie funzionalità e per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, clicca sulle nostre privacy policy.